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Autovelox 2026: cosa cambia con il nuovo decreto

Il tema autovelox 2026 segna una svolta attesa da anni. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha firmato, il 9 giugno 2026, un nuovo decreto che ridefinisce le procedure di omologazione, taratura e verifica dei dispositivi di rilevamento della velocità. L’obiettivo è mettere ordine dopo una lunga stagione di ricorsi e sentenze, garantendo controlli più affidabili e sanzioni giuridicamente più solide. Vediamo cosa cambia davvero per chi guida.

Perché era necessario un nuovo decreto

Alla radice c’è una distinzione solo in apparenza formale: approvazione e omologazione non sono la stessa cosa. A partire da una nota sentenza della Corte di Cassazione del 2024, molti giudici hanno annullato le multe elevate da apparecchi soltanto “approvati” dal Ministero ma privi di una vera omologazione in senso tecnico-metrologico. Da qui un enorme contenzioso e interpretazioni contrastanti. Il decreto 2026, in attuazione degli articoli 45 e 142 del Codice della Strada, prova a chiudere questa frattura con regole uniche e standard tecnici comuni a tutti i dispositivi.

Omologazione, taratura e controlli

Il provvedimento disciplina l’intero ciclo di vita dello strumento. Prima si omologa il prototipo del modello, poi ogni singolo apparecchio installato sulle strade deve superare una taratura iniziale, tarature periodiche annuali e verifiche di funzionalità. Se una di queste dà esito negativo, l’autovelox non può essere utilizzato fino al ripristino della piena conformità. Cresce anche la tracciabilità documentale: per ogni dispositivo deve esistere un fascicolo con atto di omologazione, certificati di taratura e verifica, che in caso di ricorso viene esaminato dal giudice insieme al verbale. Sono fissate soglie d’errore precise: fino a 100 km/h l’errore massimo ammesso è di 3 km/h, oltre si applica il 3%.

Distanze e limiti “trappola”

Restano centrali anche le regole sulla collocazione, richiamate dal decreto dell’11 aprile 2024. Sulle strade extraurbane deve esserci almeno 1 chilometro tra il cartello del limite e l’autovelox, e non si potranno più piazzare dispositivi dove il limite imposto è inferiore di oltre 20 km/h rispetto a quello massimo previsto dal Codice per quel tipo di strada, salvo comprovate ragioni di sicurezza. Resta fermo l’obbligo di segnalazione preventiva con cartelli ben visibili. Attenzione però: queste regole non si applicano ai controlli presidiati con contestazione immediata da parte della pattuglia. Per un quadro più ampio delle regole di circolazione, ne abbiamo parlato qui.

Cosa cambia per gli automobilisti

Un punto va chiarito: per chi guida non cambiano né i limiti di velocità né le sanzioni previste dal Codice della Strada. Cambia il modo in cui i dispositivi vengono certificati e controllati. Il decreto, inoltre, non è retroattivo: le multe già impugnate e i verbali emessi da apparecchi solo approvati e non omologati restano contestabili davanti al prefetto o al giudice di pace. In prospettiva, però, se l’autovelox rispetta in pieno le nuove regole, il margine per un ricorso si restringe parecchio. La risposta più pragmatica resta sempre la stessa: rispettare i limiti, ovunque siano posizionati i dispositivi.

Dispositivi già installati e periodo transitorio

E gli autovelox già in funzione? Il decreto prevede un regime transitorio. Un primo gruppo di apparecchiature, già approvate secondo la normativa del 2017, viene considerato “automaticamente omologato” perché le prove svolte in fase di approvazione rispondono ai nuovi requisiti; per questi dispositivi resta comunque l’obbligo delle verifiche periodiche e della taratura annuale, oltre all’aggiornamento della targhetta identificativa. Il vecchio decreto del 2017 non viene cancellato subito: sarà abrogato definitivamente trascorso un anno dall’entrata in vigore delle nuove regole, così da dare a Comuni, gestori e produttori il tempo di adeguarsi. Per l’automobilista la conseguenza pratica è semplice: di fronte a un verbale conviene verificare che l’apparecchio sia correttamente identificato, tarato e impiegato secondo i nuovi criteri di distanza, elementi che possono fare la differenza in un eventuale ricorso.

In concreto, se ritieni che una multa sia stata elevata da un apparecchio non a norma, il primo passo è richiedere gli atti relativi all’omologazione e alle tarature del dispositivo: sarà proprio quella documentazione, e non solo il verbale, a essere valutata in caso di ricorso davanti al giudice di pace o al prefetto. Resta comunque valido il principio di fondo: il rispetto costante dei limiti è la difesa migliore, perché elimina il problema alla radice.

Domande frequenti

Con il decreto 2026 cambiano i limiti di velocità?

No. Non cambiano né i limiti né le sanzioni: il decreto interviene solo sulle procedure di omologazione, taratura e verifica degli autovelox.

Le vecchie multe da autovelox restano valide?

Il decreto non è retroattivo. Le multe già impugnate e quelle emesse da apparecchi soltanto approvati (e non omologati) restano contestabili nelle sedi previste.

Ogni quanto va tarato un autovelox?

Oltre all’omologazione del prototipo e alla taratura iniziale, ogni apparecchio deve essere sottoposto a taratura periodica annuale e a verifiche di funzionalità, pena l’inutilizzabilità.

Vuoi sapere dove si rischia di più? Leggi qui quali sono le città più severe con gli automobilisti, e per un ripasso sulla guida sicura guarda l’approfondimento. Il testo e gli aggiornamenti ufficiali sono pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

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