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una macchina rossa sul pc - Auto e dazi negli USA

Auto e dazi negli USA: come le nuove tariffe impatteranno tutti

Auto e dazi negli USA: come le nuove tariffe impatteranno tutti. L’industria automobilistica impiega circa 9 milioni di persone, senza contare l’enorme indotto globale che la sostiene. In un contesto già fragile, l’ex presidente Donald Trump ha deciso di intervenire pesantemente introducendo dazi doganali del 25% su tutte le auto importate negli Stati Uniti. 

Poiché quasi metà dei 16 milioni di veicoli venduti annualmente nel Paese è di provenienza estera, l’aumento dei prezzi sarà inevitabile – e non solo per i consumatori americani. Il rincaro riguarda anche i componenti importati, che compongono buona parte delle vetture, incluse quelle “made in USA”. Nessuno sarà davvero escluso da questa stangata globale.

Auto e dazi negli USA: Ford F-150 e l’illusione del prodotto americano

Anche i veicoli simbolo dell’identità americana, come il pick-up Ford F-150, contengono meno parti locali di quanto si pensi: solo il 45% dei suoi componenti proviene dagli USA. Il resto? È frutto di una catena di forniture che coinvolge almeno 23 nazioni, dal Messico alla Corea del Sud, dalla Germania alla Romania. Tutti questi pezzi saranno ora soggetti a dazi, che inevitabilmente verranno scaricati sul prezzo finale al consumatore.

Auto e dazi negli USA: effetto domino in Europa e Asia

Non sono solo le case automobilistiche americane a subire il colpo. Anche i clienti europei e asiatici pagheranno il prezzo, soprattutto per modelli assemblati negli Stati Uniti ma destinati ad altri mercati. Per esempio, SUV tedeschi come quelli di Mercedes o BMW prodotti negli USA diventeranno più cari anche per gli acquirenti europei.

Una filiera complessa e globalizzata: auto e dazi negli USA

La rete produttiva dell’auto è talmente interconnessa che un singolo componente può attraversare il globo più volte prima di raggiungere l’assemblaggio finale. Una centralina, ad esempio, può includere un microchip di Taiwan, un involucro del Messico e poi essere montata in Italia su un motore che torna in Nord America. Ogni passaggio sarà ora soggetto a tassazione, moltiplicando i costi.

Contromisure e rappresaglie: auto e dazi negli USA

La risposta internazionale non si è fatta attendere. Canada e Unione Europea hanno annunciato tariffe compensative su auto e pezzi americani per miliardi di euro. L’industria automobilistica italiana, che esporta annualmente 3,4 miliardi di euro in auto e 1,3 in componenti verso gli USA, rischia di subire danni enormi.

Il sistema di esenzioni (che non funziona) – auto e dazi negli USA

Per evitare i dazi, le auto dovrebbero essere composte per almeno il 75% da parti prodotte nel Nord America. Nel 2025 la soglia sale all’85%, e nel 2026 al 90%. Ma nessuno dei 549 modelli venduti oggi in America soddisfa questi requisiti. Alcuni veicoli “americani” come la Dodge Hornet sono in realtà assemblati in Italia, mentre auto di brand giapponesi come la Honda Ridgeline sono più “americane” in termini di produzione.

I veri numeri dell’industria auto e dazi negli USA

Le aziende di Detroit producono in larga parte in Messico e Canada, sfruttando accordi commerciali preesistenti. Anche le più “patriottiche”, come Ford, dipendono per il 60% da componenti esteri. I dazi mettono ora a rischio la stabilità di questa rete e hanno già provocato stop produttivi e licenziamenti negli stabilimenti di Stellantis in Messico, Canada e negli stessi USA.

Quanto costeranno davvero questi dazi

Le case automobilistiche hanno già messo in conto miliardi di dollari in costi extra: Ford prevede +2,5 miliardi, GM +5. Il costo verrà riversato principalmente sugli acquirenti finali. Il prezzo medio di un’auto in America è passato da 31.000 a 48.000 dollari in cinque anni. E ora, anche le auto più economiche (sotto i 30.000 dollari) potrebbero diventare inaccessibili per molti.

Il crollo delle vendite

Secondo S&P, il mercato americano perderà circa 700.000 immatricolazioni nel 2025, 1,2 milioni nel 2026 e quasi 1 milione nel 2027. Per evitare auto invendute nei piazzali, molte fabbriche ridurranno la produzione. Si stima che nel 2025 verranno prodotti 1,3 milioni di veicoli in meno rispetto all’anno precedente.

Conclusioni

Trump vuole riportare la produzione “a casa”, ma le incognite sono troppe: mancano impianti, personale qualificato e materie prime. L’acciaio e l’alluminio devono comunque essere importati. Lo stesso vale per chip e gomma. E ha senso investire in nuovi stabilimenti se poi le auto non possono essere vendute all’estero a causa dei dazi ritorsivi?

La conclusione è amara: l’industria automobilistica occidentale è paralizzata. A trarne vantaggio sarà la Cina, che continua a produrre senza sosta e a espandere la propria influenza globale.

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